Il mio rapporto con la colazione

Il mio rapporto con la colazione è piuttosto particolare: è sicuramente il pasto più importante della mia giornata. Sa bene Roberta cosa succede quando, a causa di un imprevisto, devo rimandarla (rimandare, perché saltare non è concepibile). Divento nervoso, scontroso e intrattabile. Ad esempio, quando eravamo a New York qualche anno fa, siamo usciti nella Grande Mela alla ricerca casuale di un posto dove fare colazione, senza averlo prestabilito. In quel momento ho scoperto che ho un intervallo di tolleranza molto breve, credo circa un quarto d’ora, per fare colazione, o quanto meno decidere dove farla: se scade il conto alla rovescia, divento una specie di “Grumpy Human” capace di comunicare solo con grugniti fino a quando non viene nutrito.

Il mio rapporto con la colazione

Una trasformazione simile avviene anche a volte di sera: è capitato raramente, e soltanto quelle volte in cui c’era il pericolo di trovarmi senza latte la mattina dopo. Non ne sono sicuro, ma potrebbe esser successo almeno una volta che corressi al supermercato dopo cena soltanto per prendermi il latte per la mattina dopo.

Altro lato curioso del mio rapporto con la colazione è una tradizione ereditata più o meno da mio padre, che da piccolo al posto della cena ogni tanto mangiava latte e biscotti. Ripensandoci ora, immagino che il me bambino deve aver preso al volo questa scusa per poter fare una seconda colazione. E così, fin dall’infanzia spesso la cena veniva addirittura rimpiazzata da una colazione. Una specie di “brinner”, al posto dell’ormai più consueto brunch. Non so bene quanto i miei famigliari si sacrificassero o anche a loro facesse piacere, ma comunque, al posto di una pastasciutta o di un secondo di carne, si “mangiava il latte”. Pane e nutella, cereali, fette biscottate, etc etc.

Si beh, non ho specificato: per me la colazione è esclusivamente dolce. Farla con qualcosa di salato è inconcepibile quasi quanto il saltarla.

Autore dell'articolo: Luca

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